La valle della frustrazione

La valle della frustrazione

Hai mai notato che quando inizi qualcosa di nuovo ottieni spesso risultati che ti sorprendono nei primi giorni?

Succede quando cominci a suonare uno strumento.

Succede quando inizi a scrivere.

Succede quando pratichi un nuovo sport.

Succede quando impari una lingua straniera.

Succede quando lanci un nuovo progetto.

Nei primi giorni o nelle prime settimane accade qualcosa che non ti aspettavi: riesci a fare cose che fino a poco prima sembravano impossibili.

Ottieni un primo assaggio di ciò che potrebbe diventare possibile.

Pensi: “Forse sono portato.”

Poi arriva la sorpresa: i progressi rallentano. A volte sembrano addirittura fermarsi.

Ti impegni più di prima:

Studi.
Provi.
Ripeti.

Eppure non migliori. O perlomeno non nella misura che ti aspettavi.

I risultati non arrivano più con la stessa facilità.

Io la chiamo la valle della frustrazione.

Ed è qui che molte persone concludono di non essere portate.

Io credo che stia accadendo esattamente il contrario.

La valle della frustrazione non esiste perché ti manca l’impegno, esiste perché ti manca la struttura.Condividilo su

Per ottenere certi risultati serve costruire qualcosa che ancora non possiedi.

Una struttura fisica.
Una struttura mentale.
Una struttura emotiva.
Una struttura relazionale.
Una struttura organizzativa.

La funzione segue sempre la struttura.

Senza struttura, il risultato può anche arrivare, ma non si stabilizza, non diventa affidabile.

Non diventa tuo.

Uno prende in mano una chitarra e riesce a suonare un accordo. Poi non riesce a suonarne altri.

Un’altra persona pubblica un articolo online e ottiene subito attenzione. Poi i successivi venti non se li fila nessuno.

Un’altra ancora medita e il primo giorno vive uno stato di pace profonda. Poi per sei mesi non riesce più a ritrovarlo.

È quasi come se i primi risultati fossero un assaggio.
Non una garanzia.
Non una prova che sarà facile.

Un assaggio.

Come se il mondo dicesse:

Guarda cosa c’è dall’altra parte della montagna.

E subito dopo aggiungesse:

Adesso costruisci le gambe necessarie per arrivarci da solo.

Ed è qui che molte persone sbagliano lettura, perché si aspettano una progressione lineare.

Un po’ meglio oggi.
Un po’ meglio domani.
Un po’ meglio tra una settimana.

Ma molte abilità non funzionano così.

Per settimane non succede nulla.
Poi, all’improvviso, qualcosa si organizza.
E compare una capacità che il giorno prima non esisteva.

Come quando impari a muovere le due mani indipendentemente sul pianoforte.

Non è un miglioramento lineare.

È una riorganizzazione.

E proprio lì, nella valle della frustrazione, compare quasi sempre una guida.

Un insegnante.
Un mentore.
Un libro.
Un amico.
Un video.
Una conversazione.

Qualcuno che ti indica il prossimo passo.

Ma c’è una regola curiosa: la guida compare solo dopo che hai attraversato la soglia.

Finché resti sulla soglia, non arriva nessuno.
Finché continui a prepararti senza esporti.
Finché studi senza praticare.
Finché aspetti di sentirti pronto, la guida non ha nulla da guidare.

Solo quando entri davvero nella valle della frustrazione diventi visibile.

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