
L’altro giorno ho visto un film del 2006 intitolato La stella che non c’è, in cui Sergio Castellitto interpreta Vincenzo Buonavolontà, un ingegnere che lavora in un’acciaieria italiana.
L’acciaieria viene acquistata da un’azienda cinese, smantellata e spedita in Cina.
Vincenzo, però, sa che nell’altoforno c’è una valvola difettosa. Se non viene sostituita, qualcuno potrebbe farsi male.
Cerca di ripararla prima che l’impianto parta, ma non ci riesce.
Quando finalmente trova la soluzione, l’altoforno è già dall’altra parte del mondo.
Potrebbe fermarsi lì. Quella fabbrica non esiste più, almeno non in Italia. Il problema non è più suo.
Eppure Vincenzo sente di dover fare qualcosa.
Prende la valvola e parte per la Cina.
Non parla la lingua, non conosce il Paese e non sa esattamente dove sia stato installato l’altoforno. Si mette a cercarlo, attraversando città, fabbriche e luoghi nei quali non avrebbe mai immaginato di trovarsi.
Quella valvola dà una direzione al suo viaggio. È la ragione per cui continua, anche quando tutto diventa complicato.
Dopo molte peripezie, riesce finalmente a raggiungere lo stabilimento.
Consegna la valvola a uno dei tecnici cinesi e scopre che il problema era già stato risolto.
L’uomo la prende e la getta insieme agli altri rottami.
Il pezzo che Vincenzo ha trasportato per migliaia di chilometri non serve più a nulla.
Se misurassimo il suo viaggio soltanto da ciò che voleva ottenere, dovremmo considerarlo inutile.
Ma noi abbiamo bisogno di credere che ciò che ci mette in cammino conduca da qualche parte.
Abbiamo bisogno di una valvola da stringere tra le mani, di qualcosa che ci faccia alzare, partire e attraversare luoghi sconosciuti.
A volte, quando finalmente arriviamo, scopriamo che quella cosa non serve più. Che qualcun altro ha già risolto il problema oppure che il luogo verso cui stavamo andando non è come lo avevamo immaginato.
Questo, però, non rende inutile il viaggio.
Mentre Vincenzo cerca l’altoforno accadono incontri, imprevisti e cose bellissime che non racconto per non rovinare il film.
Mi è tornata in mente un’idea di Joseph Campbell, studioso americano di mitologia comparata:
La vita non possiede un significato già dato. Siamo noi ad avere bisogno di dargliene uno. – Joseph Campbell Condividilo su
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E qualche volta ciò che credevamo di dover trovare era soltanto ciò di cui avevamo bisogno per partire.