Il principio attivo dei miei mentori

Ho avuto mentori da cui ho imparato tantissimo.

Allenatori, capi e colleghi di lavoro, persone che ho seguito online e persone in cui ho investito i miei soldi affinché mi specchiassero e guidassero.

Persone che mi hanno cambiato il modo di pensare, di lavorare, di guardare me stesso e gli altri.

E con ognuno di loro, a un certo punto, ho iniziato a sentire qualcosa che mi disturbava. All’inizio non riuscivo nemmeno a capire bene cosa fosse.
Poi mi sono reso conto di una cosa molto semplice: ogni mentore è un essere umano.

Nessuna di queste persone era “pulita”.

Nessuna era il pacchetto completo.

Tutte avevano ombre, distorsioni, eccessi, lati difficili.

La cosa più interessante, però, non è questa.
La cosa più interessante è che spesso la qualità che più ammiro in loro è anche, portata all’estremo, quella che più mi disturba.

La libertà può diventare egoismo.

La lucidità può diventare freddezza.

Il coraggio può diventare invadenza.

La sensibilità può diventare instabilità.

Il prendersi il permesso può diventare sfacciataggine.

All’inizio questa cosa mi dava fastidio.
Una parte di me voleva il mentore “pulito”: la qualità senza l’ombra, il talento senza il prezzo, il principio senza la distorsione.

Poi ho iniziato a vederla diversamente.
Forse un mentore non va copiato.
Va metabolizzato.

A un certo punto ho capito che non volevo più prendere il personaggio intero.

Mi interessava estrarre il principio attivo.

Capire cosa quella persona incarnava che in me era ancora acerbo, trattenuto, timido o non autorizzato. E poi trovare il mio dosaggio.

Perché magari io avevo bisogno di più coraggio, ma non volevo diventare arrogante.
Avevo bisogno di più libertà, ma non volevo diventare egoista.
Avevo bisogno di prendermi più permesso, ma non volevo occupare tutto lo spazio.

E l’unico modo che conosco per trovare il dosaggio giusto è espormi, provarlo, sbagliare misura.

A volte, lo ammetto, in questo risulto molto goffo.

Tipo uno che sta imparando a guidare e, per parcheggiare, finisce con due ruote sul marciapiede.

O come Topolino apprendista stregone nel film FANTASIA: voleva solo fare la magia di lavare i piatti, poi le scope prendono vita, la cosa gli sfugge di mano e alla fine lavano pure lui insieme ai piatti sporchi. 😂

Riconoscere che anche i miei mentori avevano i loro sminchiamenti, stranamente, mi ha dato sollievo.

Mi ha dato il permesso di essere meno “risolto”.
Di non aspettare di avere tutto a posto, prima di offrire qualcosa.

Continuo ad essere molto esigente con me stesso.
Ma oggi provo ad aggiungere un pizzico di leggerezza.
Anche verso chi mi ha guidato.

Provo profonda gratitudine per i miei mentori, perché, in modi diversi, mi hanno mostrato qualcosa che in me voleva nascere.

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